Alessandro's profileIl futuro non è più quel...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Il futuro non è più quello di una volta...October 02 Ho finalmente scoperto la magia del Naviglio Grande.Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse di così affascinante in questo luogo tanto rinomato e ricamato dalle persone; costantemente affollato, appesantito da invadenti insegne dai colori più improbabili e le musiche che si mescolano senza un filo conduttore. Già, qualche ristoratore propone ambienti leopardati arricchiti da una profusione di smalti dorati, altri si rifugiano nell'anonimato del hi-tech più spinto, qualche altro applica quattro mattoni e due travi in legno posticcio, sicuri di donare una sincera atmosfera da osteria milanese. Poi l'altro giorno, aspettando un paio di amici, ho pensato di ingannare il tempo facendo due passi. Erano le 20:30 e finalmente dopo mesi di siccità cadeva un filo d'acqua, timidamente, quasi fosse un evento eccezionale. Ed eccezionale lo era, quasi surreale, poiché le poche fini gocce, aiutate dall'orario avevano sgombrato la via; di più, avevano piegato il tempo rallentandolo. No so trasmettere le sensazioni, ma quel giovedì, credo proprio di essermi appropriato della giusta intimità con la mia città, che da tempo non percepivo più. Non porto mai con me l'ombrello e per questo ad ogni aggetto mi fermo, quasi per prendere fiato, e osservo, osservo la via che restituisce la sua originale incantevole semplicità. La pioggia si fa più intensa e solo ora mi accorgo dell'innalzato livello del naviglio che a tratti spinge foglie e rami, quasi a ricordare la sua funzione originale, quella di trasportare. E pensare che a trasportare oggi sono i ritmi incalzanti, le ore, le nevrosi, non più la natura. Incrocio due ragazze che già da qualche metro osservo e sento chiacchierare con leggerezza, incuranti della pioggia che le bagna. Mi assottiglio nel rientro di un portone per far passare le ragazze, un gesto di gentilezza forse dettato dallo stato d'animo che mi avvolge. Passano; la ragazza sulla sinistra per un allungato attimo incrocia il mio sguardo sorridendo, forse alludendo ad un silenzioso grazie. Pochi passi e le due si lasciano scappare un ridolino, di sicuro a me rivolto. Sorrido anch'io, contento. Non piove più; continuo la passeggiata sul pavé stranamente sgombero dalla folla di sedie e tavolini, facendo attenzione a non finire in una delle pozzanghere formatesi proprio per l'andamento sconnesso della pavimentazione. Ecco il Vicolo delle Lavandaie, il fascinoso e all'infinito dipinto Vicolo delle Lavandaie; questa volta non si staglia ai miei occhi quale malinconico raro scorcio di una Milano che non c'è più perchè, come un bimbo dai segni finalmente interpreta la scrittura, anche io oriento i tasselli e fiero intuisco la profonda bellezza di questo luogo. Squilla il cellulare. Sono i miei amici che lamentano il mio ritardo. “Scusate, arrivo subito.... solo il tempo di raggiungere la realtà”. Benvenuto nel mio Spaces!
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